Vito Acconci – Architettura ‘viva’

Vito Acconci è un artista poliedrico: oltre quarant’anni di carriera espressa tramite le più diverse arti, tra cui poesia, body art, fotografia, video art e architettura.

Nasce a New York nel 1940 e inizia la propria avventura artistica come videopoeta a metà anni ’60, sotto lo pseudonimo di Vito Hannibal Acconci. Durante gli anni ’70 si evolve con performance ad alto grado provocatorio, quali Seedbed, in cui si opera autoerotismo di fronte ad una telecamera collegata ad un monitor tramite cui il pubblico può voyeuristicamente controllarlo. Alla fine degli anni ’70 l’arte di Acconci si appropria dello spazio fisico, attraverso vere e proprie installazioni durante le quali assottiglia oltre l’inverosimile le distanze tra spettatore e performer. Si tratta spesso d’installazioni interattive, dove il pubblico può prender parte all’opera/evento che in quel momento si svolge, variandone attivamente le opportunità di configurazione.

La pratica artistica spinge Acconci fin oltre il masochismo, con performances che invocano la tensione del corpo. L’esplorazione dei propri limiti fisici e psicologici quale pratica estetica trova riscontro in sperimentazioni che durante gli anni ‘70 erano portate avanti parallelamente in più Paesi: l’azionismo viennese di Gunther Brus, Hermann Nitsch e Rudolf Schwartzkogler e le performances estreme di Chris Burden negli USA.

Le sofferenze rivolte al proprio manifestarsi fisico, le pubbliche umiliazioni e le pratiche masochistiche di Vito Acconci gli permettono di approfondire la conoscenza del proprio corpo. Un sapere che guadagna valore perché nasce dal dolore. Ed è proprio attraverso il dolore, in questo caso autoinflitto, che si ampliano i propri orizzonti percettivi. La creazione, in questo tipo di ricerche, è connotata dall’assuefazione al sangue, al sudore, a quei precious liquids che hanno indotto e caratterizzato l’esperienza estetica di un’altra grande artista contemporanea, Louise Bourgeois, e che confermano l’interesse verso un’arte masochistica, limen sempre più attuale tra arte e vita.

Negli anni ’80 la carriera nell’arte visuale non lo soddisfa più, fondando lo Studio Acconci l’espressione artistica prende una dimensione più ampia, proponendo interventi di scala ambientale. Nascono quindi progetti volti all’ibridazione tra arte, architettura e design, tramite il coinvolgimento attivo dei sensi del visitatore. Un esempio è il negozio di abbigliamento creato a Tokyo nel 2003 per la compagnia United Bamboo.

L’esperienza estetica entra in architettura: i materiali sono i muscoli dell’edificio e i rivestimenti ne formano la pelle, sensibile alle sollecitazioni e modificabile dagli interventi esterni. Ora l’elemento architettonico è un oggetto animato, che nel movimento e nella transitorietà trova piena ragion d’essere. Nelle sperimentazioni di Vito Acconci l’edificio non è più monumento per la celebrazione ieratica di valori ma oggetto di trasformazione ed evoluzione, caratteristiche biologiche di un’architettura ‘viva’.

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