Marillina Fortuna: Junk Collection, gli oggetti, una nuova vita

ISOLA [...]

Luogo in cui nascondersi.
Rifugio: a cui confidarsi.

Rifiuto di perdersi in orizzonti complessi.
Ansia di ritrovarsi, dentro i confini del mondo.
Pace per gli occhi e per il cuore.
Silenzio assordante di cicale, nella vibrazione blu che si perde, sull’ansa dorata.
Rumore leggero.
Ossigeno per la testa.
Fulmine a ciel sereno.
Anima dentro l’essere.
Cuore che palpita, in attesa di essere corrisposto.
Geografia in superficie.
Storia nelle viscere.
Isola (sostantivo femminile).

Marillina Fortuna 06/2009

Generazioni di artisti hanno ritratto la Venezia dei canali, dei navigli, della vita mondana, ma nessuno di loro ha pensato che gli spunti più espressivi potessero provenire da sotto la coltre marina. Marillina Fortuna fa affiorare, come simbolo unico e originale di Venezia, la sua linfa vitale: gli oggetti abbandonati e nascosti da quella ‘vibrazione blu’ che tanta storia ha visto passare e che continua a trasportare con il suo silenzioso ma inesorabile fluttuare.

La Junk Collection di Marillina Fortuna ci svela il lato nascosto delle cose gettate e ne rianima l’essenza donandogli una nuova vita. Il riutilizzo di materiali trovati: pezzi di plastica, metallo o legno vengono a formare le parti costitutive di opere d’arte a metà tra pittura e scultura.

La Junk Collection comprende quindi storie marine Junk Fish, fiori Junk Flowers e paesaggi Junk Lands e può esser vista da diverse angolazioni. La prima e più immediata interpretazione si avvicina ad operazioni dadaiste quali l’assemblage di Schwitters, sfruttando la casualità del ritrovamento e la poetica del frammento. L’associazione priva di senso, l’inatteso e l’atipico applicati al fare artistico – elementi tipici di dada – trovano in questo caso perfetta applicazione.

Vengono così creati legami arbitrari tra gli oggetti ad uso e consumo dello spettatore, che a sua volta è implicitamente invitato a crearne altri ancora di nuovi. Le storie che popolano l’immaginario di Marillina Fortuna non sono mai descritte, piuttosto suggerite, stimolate dalla fantasia dell’osservatore. Tuttavia – a differenza di quelli dada – gli oggetti artistici di Marillina Fortuna godono di una loro intrinseca e sobria unità, proprio principio formale. Essi sono catturati e immobilizzati ab aeternum nel loro momento di perfetto equilibrio, quasi sospesi in una dimensione lontana dalla nostra, ma al tempo stesso familiare in cui il tempo e lo spazio si fondono silenziosamente.

Da questo punto di vista è utile notare come l’intervento dell’artista sui ‘doni del mare’ sia veramente minimo: l’inventiva è infatti quasi totalmente affidata all’accostamento dei variegati e variopinti oggetti trovati, cogliendone di essi la duttilità formale, a volte l’ironia e talvolta la melanconia. In questo senso, come già fa notare Valter Esposito, alcune opere della Junk Collection portano alla mente i Generali di Enrico Baj. La loro tridimensionalità su tela reca l’immagine ad un livello percettivo ulteriore, attraverso il quale si può sperimentare una sorta di ‘bassorilievo’ readymade tramite la rianimazione dell’oggetto a nuove – e forse più poetiche - funzioni. In questo modo tra bidimensionalità e tridimensionalità intercorre un dialogo serrato ed incalzante per cui nessuna delle due riesce a prevalere sull’altra, creando una tensione continuamente lirica.

Approfondendo ancora il processo che è alla base di queste composizioni vediamo che l’estraneazione dell’oggetto dal suo contesto storico-funzionale e la conseguente alienazione rispetto alla sua funzione originaria fanno in modo che esso sia assunto nella sua essenza quale oggetto artistico, e, come tale, di carattere unico nonchè prezioso. Questa estraniazione dal contesto dato permette infinite letture narrative. Ogni opera quindi si propone come frammento stesso della storia che potrebbe essere narrata, racconto in nuce e potenziale trama. Non solo, ogni frammento contenuto nell’opera è al tempo stesso contenitore di una sua storia, venendo così a far parte di un insieme narrativo totalmente originale. In questo caso la potenzialità della singola porzione viene ad aggiungersi agli ulteriori segmenti, moltiplicando più che addizionando semplicemente le parti costitutive del quadro.

Marillina Fortuna gioca su un doppio livello tecnico, spesso infatti le superfici delle opere hanno un duplice binario espressivo, che, dalla pittura si interseca naturalmente con il rilievo formato dall’assemblage. In questo modo quello che è tratteggiato come panorama di sfondo viene a consolidarsi coerentemente nell’unità formale dell’opera creando una dimensione spaziale doppia.

Non ultimo, un monito per l’uomo d’oggi: far tesoro di ciò che si ha (o che si trova) piuttosto che accumulare consumisticamente oggetti nuovi. Gli elementi che ci circondano possono quindi suggerirci nuove possibilità e farci riflettere sul valore dell’oggetto a seguito dell’elaborazione creativa.

Senza cadere mai nella naiveté, le innocenti immagini di Marillina Fortuna ci permettono di guardare le cose da una prospettiva insolita ed originale. Ci inducono poeticamente a panorami delicati e ricchi di fantasia, la cui ingenuità è, in fondo, un sentimento di scoperta, lo sguardo del bambino verso gli aspetti meno palesi della realtà.

 

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