Louise Bourgeois: indagare, ri-scoprire, contaminare…la poesia delle relazioni

L’opera ‘Spider’ (1997) di Louise Bourgeois è una Cella. L’opera si figura come una gabbia di rete metallica al cui interno è posizionata una sedia e sulle cui pareti troviamo frammenti di tessuto lacerato, il tutto sormontato da un gigantesco ragno, con lunghissime zampe nodose ed un piccolo corpo rientrante verso la gabbia.

La composizione è perfettamente simmetrica e regolare, tanto da ricordare una cupola cinquecentesca i cui costoloni sono le zampe del ragno e la cui lanterna è il corpo. Tale simbologia è confermata dai frammenti di tessuto sui quali è rappresentata un’antica architettura popolata da indizi di figure umane in stile cinquecentesco. Al centro dell’opera vi è un trono rivestito di arazzi, una sorta di posizione-simbolo in cui probabilmente l’artista è situata (pur effettivamente mancando). Ed è la posizione dell’assenza e della compresenza dei ricordi. E’ l’apparenza confrontata con la sostanza.

Secondo una lettura in chiave psicanalitica, il ragno rappresenta la figura materna (1) e ad esso è collegata la tela dei ricordi d’infanzia, la relazione tra aspettativa e delusione (2). La tela che tesse il ragno è una trama che si amplia inesorabilmente trattenendo ogni emozione del passato e rendendola così sempre carica di forza. Il ragno come architettura incombente e maestosa, ma sempre protettiva e rassicurante in quanto ‘casa / tana’ che tanta importanza ha nella poetica della Bourgeois.

Tutt’intorno e dentro la gabbia vi sono oggetti (pezzi di ossi, ampolle di vetro, un medaglione, un orologio, una bottiglia di profumo, un cesto con delle uova) che fanno parte di un panorama familiare che lega insieme i ricordi passati. La poetica che sottende l’opera è chiaramente un riferimento autobiografico all’infanzia dell’artista. In tale opera infatti troviamo tutti gli elementi della giovane Louise: il padre (nell’orologio da taschino e nella gabbia metallica), la madre (nella figura protettiva del ragno e nelle ampolle di vetro rovesciate ad asciugare (3), malinconico ricordo dei precious liquids), l’ambiente familiare (nella struttura cupolare e nel riferimento agli arazzi decorati), il confronto con il corpo umano (negli ossi appesi alla griglia, delle esperienze vissute e ormai passate) e con la sessualità (nella parte di arazzo mancante in corrispondenza dei genitali del putto raffigurato nell’arazzo sul lato sinistro del trono).

Troviamo anche il tema del dentro/uno dialetticamente vissuto rispetto al fuori/altro (4): tutto ciò che è fuori la gabbia ha una valenza di prigione, di tana, di casa ed opera un movimento inclusivo; tutto ciò che è dentro rappresenta la trama dei ricordi e la difficile coesistenza delle esperienze all’interno di un essere umano, ed in particolare dell’artista. E’ la dicotomia perenne tra minaccia e vulnerabilità (5), tema che troviamo spesso anche in altre opere della Bourgeois, come Untitled del 1946-48 oppure Destruction of the father del 1974.

Ma un altro aspetto interessante dell’opera della Bourgeois è l’aura citazionale di carattere naturalistico, che troviamo in altri artisti del passato, come Ernesto Prampolini o Hans Arp o giovani leve del panorama contemporaneo, come Mark Dion. Le opere degli anni ’60 Torso, Self Portrait e Soft Landscape propongono citazioni biomorfe che legano la Bourgeois direttamente ad opere come Apparizione biologica “B” o Origini di Prampolini nei quali l’artista vuole essere il demiurgo della vita, padrone assoluto della materia. Analizzare senza bisogno del microscopio, creare la vita con il pennello, poter oltrepassare la scienza, arrivare al di là di un ingenuo positivismo, ormai non più rispondente alle problematiche moderne. La stessa materia pittorica diventa materia biologica, la stessa trama del pennello che scorre sulla tela – in quanto agente chimico – costituisce atto formativo. L’interesse verso gli aspetti materiali dell’opera d’arte è illustrato dall’artista stessa che parla di ‘lotta con la materia’ e di ‘resistenza della materia’, secondo il suo pensiero quindi l’artista non ha vita facile nel plasmare un determinato materiale secondo la sua volontà, al contrario l’operazione artistica si situa proprio nell’intervallo che c’è tra l’ideazione dell’opera e la sua realizzazione materiale. Quest’ultimo processo, in particolare, è molto importante per la Bourgeois, la quale ha sperimentato lungo il corso della propria vita, un numero molto ampio di tecniche artistiche e i più diversi materiali: dalla litografia, alla pittura, al disegno, alla stampa, alla scultura del legno, del marmo, alla creazione con il latex o il gesso.

L’aspetto di analisi delle forze chimiche e spirituali che muovono il corpo e la mente umana - portandola spesso ai limiti – che troviamo spiccatamente in alcune opere come Cell (Arch of Hysteria), 1992 si collega formalmente agli azionisti viennesi ed in particolare a Hermann Nitsch.

L’opera tocca il tema dell’isteria mentale che produce effetti sul fisico, rendendolo quasi irriconoscibile nella sua tensione nervosa. L’artista stessa si interessò all’Isterica di Charcot e Gilles de la Tourette prima di concepire l’opera, che rappresenta un passaggio graduale dal ricordo che si teme alla sua sublimazione nel fare artistico.

(1) Louise Bourgeois viene da una famiglia di restauratori di arazzi antichi della collezione Gobelins di Parigi. In questo caso quindi l’aspetto semiologico legato al tessere la tela si intreccia indissolubilmente con l’immagine dei propri ricordi d’infanzia e dell’ambiente in cui è cresciuta.
(2) In questo caso anche di tradimento, come indica in alcuni suoi scritti dove si lamenta di aver subito una duplice frode: da parte del padre, che intratteneva relazioni sentimentali con l’istruttrice di inglese delle figlie, e da parte della madre, che tollerava questa situazione senza mai ribellarsi. “Mio padre mi ha tradito perchè non è stato quello che avrebbe dovuto essere. Prima di tutto ci ha abbandonato per andare in guerra e poi si è trovato un’altra donna e l’ha portata a casa [...] Ora mi chiederete: come mai in una famiglia della media borghesia l’amante faceva parte dell’arredamento? Beh, la ragione è che mia madre lo tollerava! Ed è questo il mistero.” In: Louise Bourgeois. Album, pubblicato nel 1994 dalla Peter Blum Edition di New York.
(3)  “Mia madre soffriva d’enfisema, una malattia cronica ai polmoni, e io la curavo con coppette e cataplasmi. Da lì il mio interesse ossessivo per la faccenda delle cure mediche. C’è un’intera serie di sculture rappresentanti quelle coppette, che io metto sulla schiena di Jerry a mo’ di esorcismo.” Estratto di un’intervista realizzata per il film Louise Bourgeois. di Camille Guichard, Terra Luna Productions, Parigi 1993.
(4) “Anzichè sentirsi a suo agio all’interno di una famiglia o di una più ampia comunità, l’individuo sperimenta un irriducibile disagio” . Trevor Rots, Intervista a Louise Bourgeois, 10 Maggio 1980, in Distruzione del padre, ricostruzione del padre, Scritti e interviste, Quodlibet pag. 212.
(5) “[...] Questo riemerge poi nel mio lavoro. Oggi potrei dire che la maggior parte delle mie sculture è fatta di figure che si rannicchiano l’una contro l’altra”. In: Louise Bourgeois. Album, cit.

 

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